Il Blog di Biofertility

Oggi supporta le donne su un gruppo che ha creato, dando tutto il suo sostegno ed esperienza, ma la storia di Cettina inizia nel 1992. Il suo percorso è stato difficile, i trattamenti di fecondazione assistita non erano ancora diffusi, l’infertilità era un tabù, ma grazie a tanta determinazione e all’incontro con il prof Manna ha potuto realizzare un sogno che sembrava impossibile. Leggiamo la sua testimonianza

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Primi tentativi e inizio dei controlli 

La mia esperienza indimenticabile risale al 1992.

Io sono Calabrese, a quei tempi ci si sposava molto giovani, avevo 19 anni.

I primi due anni io e mio marito non abbiamo cercato la gravidanza, sono stati anni di assestamento per la vita di coppia, dopo i due anni il desiderio comincia a farsi sentire, ma non riuscendoci cominciano i primi controlli; tra visite ginecologiche, ecografie, isterosalpingografia, isteroscopia, intubazione, esami ormonali ecc.

Stress, delusioni, pianti cominciano ad accumularsi.

Ma niente! Non esce fuori  motivo per cui io non debba rimanere incinta.

Passano gli anni, i controlli si ripetono, si intensificano ma ancora niente.

Io sempre più stanca, delusa!

Il rapporto con mio marito comincia a inclinarsi perché non pensavo ad altro, era diventato un chiodo fisso.

Le mie amiche intanto che si erano sposate dopo cominciavano ad avere i figli e io malgrado tutti i sacrifici niente.

Mio padre che desiderava tanto un nipote, lui adorava i bambini, si ammala di tumore e non ce la fa. Purtroppo non riuscirà mai a vedere i suoi nipoti e questo è il mio più grande rammarico (adorato papà).

L’incontro con il prof Manna 

Un giorno, ne parlo con il medico di famiglia che mi indica un dottore di Cosenza, molto preparato dice, che lavora a Roma e si chiama: “Claudio Manna

Ne parlo a mio marito e decidiamo di prendere appuntamento per andare a trovarlo.

Ci infonde da subito una sensazione di tranquillità e fiducia.

Io riconosco in lui competenzadeterminazionecomprensione, ma soprattutto passione per la ricerca e attenzione nello studio del nostro caso nel non trascurare nulla fino a venirne a capo del problema.

Mi prescrive degli accertamenti ma soprattutto spermiogramma a mio marito, perché, vedete:

se oggi è una procedura normale, allora il problema si cercava solo ed esclusivamente alla donna, scopriamo così un varicocele e mio marito viene operato, tentiamo quindi con varie IUI ma niente, non succede ancora niente la prima, la seconda, la terza, proviamo con FIVET, la prima, la seconda, ma sempre niente e io sempre più buia in viso.

Successo con la ICSI: nasce Claudio!

Lui però continua a studiare il nostro caso e manda mio marito a Firenze in un laboratorio di ricerca a fare un esame particolare che da noi nessuno faceva, ora non so se si trattasse del test di frammentazione del DNA che oggi si fa normalmente ma allora erano tutte cose nuove dove il professore stesso si addentrava.

Qui esce fuori il problema, grazie all’attenzione e all’accanimento che ci ha messo scopriamo che con la FIVET non sarei mai potuta rimanere incinta.

L’acrosoma dello spermatozoo manca di un enzima e non può mai  farcela a penetrare l’ovulo.

Bisogna tentare una ICSI ma dire ICSI oggi è un conto ma nel 1994 era una tecnica nuova, ma il professore non si scoraggia è deciso a tentarla, mi prepara terapia personalizzata e ogni giorno vengo indirizzata a come procedere in base ai dosaggi ormonali e follicolari, che tra l’altro vista la scrupolosità mi fa fare a Roma

Io devo quindi soggionarci parecchi  giorni non come oggi che grazie alla tecnologia avanzata tutto questo può essere evitato perché l’esecuzione di esami ormonali, sono fasi di normale e diffusa competenza e un monitoraggio follicolare fa parte di un normale bagaglio culturale di un qualunque ginecologo quindi si possono tranquillamente fare rimanendo nei propri centri di residenza, l’importante è assicurarsi di fare le fasi più importanti al centro dove ci sia un ottimo laboratorio e la personalizzazione può essere assicurata nelle fasi più importanti e sensibili di tutta la procedura.

Arrivo al pick up da sveglia, oggi si fa l’anestesia ma la tranquillità di questo professore mi ha accompagnata tant’è che non lo ricordo come quella cosa così traumatica.

Arrivo al transfer, godendo di quegli attimi per me indimenticabili, tre puntini sono dentro di me, che cercano di aggrapparsi a me (la vita).

Grazie quindi alla professionalità di questo medico, all’attenzione, la meticolosità che ha messo, la personalizzazione di tutto il percorso, le mie beta sono positive Wouuu.

Nasce mio figlio che non potevo non  chiamare Claudio è stato il primo bambino in Calabria a nascere con la ICSI, ne hanno fatto un articoletto in un giornale di Cosenza.

Solitudine e tabù: supporto alle donne

A quei tempi mancava il supporto psicologico che tanto decanto anch’io oggi, perché ne conosco e riconosco l’importanza e so bene cosa vuol dire essere soli senza nessun aiuto, neanche la famiglia perché non poteva capire. 

Io la mia forza l’ho ricevuta solo grazie a questo professore, tra l’altro se oggi ancora si parla poco d’infertilità, immaginate a quei tempi, era completamente tabù, si era completamente soli.

Non esistevano i gruppi, ecco perché oggi sono felice di farne parte e prestare il mio sostegno, dettato solo dalla mia esperienza personale, non sono un medico e non ho competenze in merito è solo ed esclusivamente esperienza vissuta sulla propria pelle.

L’informazione scientifica poi, quella era inesistente, io compravo qualche libricino quando lo trovavo, consultavo articoletti di giornale, poche righe o qualche trasmissione di medicina ogni tanto ci dedicava qualche minuto e io la seguivo.

A me quella condizione di solitudine non piaceva mi stava stretta mi faceva vivere ancor più male, ho pianto… quanto ho pianto ma poi decisi di ribellarmi perché ciò che non uccide fortifica e quando le comari quelle che godono a farti del male mi chiedevano come mai ancora niente bambini credendo di immaginare la risposta, io decisi di sorprenderle e lasciandole allibite le spiegavo a cosa mi stavo sottoponendo raccontando nei dettagli tutto il percorso e in cosa consistesse lasciandole sbalordite e a bocca amara.

Da quì in paese se ne incominciò a parlare perché i paesi sono così “la gente mormora” e tante ragazze mi avvicinavano e mi raccontavano della loro infertilità, raccomandandosi sempre di non dirlo a nessuno ma riuscivano almeno a parlarne con me perché conoscevano il mio vissuto e in qualche modo riuscivo a farle stare meglio ma di loro nessuno doveva sapere nulla, nessuno riusciva a fare come avevo fatto io.

Ho cominciato già da allora a prestare il mio supporto.

Una mia paesana dandomi fiducia si è recata anche lei dal dott.Manna ed ha avuto una bambina, ancora oggi si commuove nel pensarci ed io sono felice di aver contribuito a quel miracolo.

Il ritorno alla ICSI: doppia gravidanza

Comunque quattro anni dopo ritorno caparbiamente dal professore che mi definisce l’asta portabandiera perché anche qui vedete: allora chi riusciva dopo tanti stenti ad avere il primo figlio non ritornava per il secondo, erano altre realtà e allora si spendeva molto di più ma non solo per le tecniche ma si spendeva molto di più per i monitoraggi, per le medicine e i soggiorni che erano molto più lunghi.

Ritento la ICSI.

Beta positive ma purtroppo si interrompe il battito, devo fare raschiamento... angoscia e tristezza mi avvolgono, mentre sto aspettando il mio turno in ospedale alcune ragazze ridono e scherzano, stanno aspettando anche loro il turno ma loro per buttarlo via perché non lo vogliono ?per carità non sto a giudicare nessuno, ma io sto troppo male.?

Ci riprovo ancora e questa volta, “beta positive” sono incinta di due gemelli che arrivano al parto.

La mia gioia non si duplica ma si triplica, sono al settimo cielo.

Oggi io cosa posso dire?

Non voglio e non posso dire altro che: non perdete mai la speranza, l’importante è crederci affidandosi a medici competenti di cui potersi fidare, ma soprattutto umani appassionati perché la passione smuove il mondo, solo così non perderete di sicuro il vostro tempo e il vostro denaro, non voglio dire che non avrete fallimenti come li ho avuti anch’io perché purtroppo in questi percorsi si parla di percentuali non di certezze, ma sarete sicure che sia stato fatto davvero il massimo che si poteva fare e con la massima scrupolosità, perché credetemi io me ne sono accorta da subito “questo medico non sa lavorare altrimenti” lui ci metteva e ci mette tutta la passione possibile ed insiste fino a farlo diventare un rompicapo.

Solo in questo modo si può essere sicuri che le probabilità di realizzare il sogno aumenteranno di gran lunga ma bisogna fidarsi e affidarsi, lui saprà cosa e come fare per farvi arrivare alla fine del traguardo, ecco era solo questo che volevo dirvi.

 

 

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