Il Blog di Biofertility

La PGT è un’analisi genetica preimpianto per le coppie che desiderano diventare genitori e si sottopongono alla fecondazione in vitro. Si esegue quando gli embrioni sono allo stadio di blastocisti, prima del trasferimento in utero. In cosa consiste esattamente? Scopriamolo insieme al Prof. Claudio Manna, esperto in Ginecologia 

Per la diagnosi preimpianto delle malattie genetiche e le patologie cromosomiche negli embrioni durante la fecondazione in vitro esistono due tipologie di test:

  • Il test genetico preimpianto per aneuploide (PGT-A)
  • Il test genetico preimpianto per malattie monogeniche (PGT-M)

PGT-A: che cos'è e a cosa serve

La PGT-A è una tecnica di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) in aumento, considerato che negli USA rappresenta il 40% dei cicli Fivet.

Lo scopo della diagnosi preimpianto PGT-A è quello di rilevare se gli embrioni formati nell’utero della donna siano aneuploidi, se presentino cioè nel DNA delle anomalie cromosomiche numeriche (sindrome di Down, sindrome di Turner). 
Riconoscere precocemente gli embrioni con alterazioni genetiche prima che questi vengano trasferiti in utero permetterebbe teoricamente di evitare di trasmettere al bambino gravi malattie genetiche e cromosomiche e di prevenire fallimenti di impianti e aborti.

Quando si fa la diagnosi PGT-A

Per effettuare il test PGT-A è necessario che gli embrioni siano giunti allo stadio di blastocisti, dopo circa 5-7 giorni di coltura in vitro.

Come si esegue la diagnosi PGT-A

Durante la procedura per la diagnosi preimpianto degli embrioni vengono prelevate 5-10 cellule dal trofoectoderma, ossia da quella parte esterna dell’embrione che genererà la placenta.

Eseguita la biopsia, gli embrioni vengono immediatamente crioconservati fino al momento di ricevere i risultati delle analisi genetiche, che avviene generalmente dopo circa 10-15 giorni dalla biopsia.

 Il referto viene discusso con i pazienti e in caso di embrioni privi di anomalie cromosomiche (aneuploidie), ne viene programmato lo scongelamento e il transfer embrionario nell’utero della donna, già opportunamente preparato con ormoni estrogeni e progesterone per facilitare l’annidamento embrionale.

PGT-M: che cos'è e a cosa serve

La PGT-M è una diagnosi genetica preimpianto con lo scopo, a differenza della PGT-A, di ricercare embrioni eventualmente affetti da malattie monogeniche e prevenire la trasmissione al bambino di gravi malattie ereditarie, come ad esempio la fibrosi cistica.

Rischi della PGT-A: stress meccanico su embrioni e sviluppo placentare

Alcuni studiosi hanno espresso preoccupazione sulla possibilità che la biopsia del trofoectoderma possa recare disturbo allo sviluppo dell’embrione e influire negativamente sull’esito della gravidanza.

L’ipotesi formulata in proposito è che la rimozione di cellule dal tessuto che diventerà placenta non incida direttamente sulle percentuali di impianto dell’embrione, bensì sulle successive fasi della placentazione.

Le anomalie di derivazione placentare, come ad esempio la placenta previa e quella accreta, l’ipertensione in gravidanza ed i ritardi di crescita fetale, potrebbero essere conseguenze di questa placentazione anomala.

Che cosa dicono gli studi medici scientifici

PGT-A. Nel 2016 Jing e coll. hanno condotto uno studio comparativo con l’obiettivo di analizzare i risultati ostetrici e neonatali derivanti dalla PGT-A con biopsia allo stadio di blastocisti congelate e quelli derivanti da biopsia a stadi più precoci (3 giorni) di embrioni freschi.

Hanno in questo modo rilevato che l'analisi genetica preimpianto PGT-A con biopsia allo stadio di blastocisti congelate era collegata a percentuali significativamente maggiori di ipertensione in gravidanza (9% vs. 2,3%). 
I dati analizzati indicano un aumentato rischio di danno placentare come conseguenza della PGT-A sul trofoectoderma.

PGT-M. Qualcosa di analogo è pervenuto dai risultati di uno studio su 345 parti singoli e 76 gemellari dopo PGT-M. La PGT-M mostrò un aumentato rischio di complicazioni ostetriche, quando comparate con gravidanze avvenute spontaneamente o mediante la Fivet senza PGT. In particolare, questi dati dimostrarono una percentuale più elevata di ipertensione gravidica (6,9%) rispetto ai concepimenti spontanei (2,3%) ed al gruppo della Fivet (4,7%).

Fu anche riportato un tasso superiore di neonati più piccoli per l’età gestazionale (12,4%) in confronto con quelli provenienti da concepimenti spontanei (3,9%) e dei pazienti Fivet (4,5%). Inoltre Makhijani et al. (2021) hanno osservato una maggiore probabilità per chi si sottopone a PGT-A di sviluppare ipertensione gravidica rispetto a chi non la faceva (1,9 volte di più).

In questo studio fu anche considerata l’eventuale influenza degli ormoni nella preparazione dell’endometrio. Nel loro modello di regressione logistica binaria basato su un calcolo particolare, hanno trovato che il rischio della biopsia del trofoectoderma nella PGT-A restava sempre significativamente più alto.

In un altro recente grande studio, fu notato che la frequenza di ipertensione nelle gravidanze ottenute con il transfer di 241 blastocisti e trattate con biopsia risultò essere il doppio rispetto a quella derivante dal transfer di 515 blastocisti non sottoposte a biopsia.

È importante cercare le aneuploidie embrionarie?

Dagli sudi effettuati è stato rilevato che tra gli embrioni con cellule aneuploidi, il 31% proviene dalla meiosi, ossia dal processo che genera cellule con la metà dei cromosomi della cellula madre, quindi dagli ovociti;

il 74% invece proviene dalle divisioni cellulari negli embrioni, con il massimo delle aneuploidie che si originano a partire dal 4°/5° giorno dopo la fecondazione, diminuendo al 5-6% a partire dal giorno 7°.

Di conseguenza, dovremmo considerare l’influenza ambientale all’origine delle aneuploidie che si formano nelle divisioni cellulari degli embrioni in sviluppo.

Da un punto di vista strettamente clinico, la PGT-A non migliora i risultati della Fecondazione in vitro e neanche riduce il tasso di abortività.

Molti bambini sani sono nati dopo i transfer di embrioni aneuploidi a mosaico. Ciò non è sorprendente, perché è ben nota la capacità degli embrioni aneuploidi di autocorreggersi.

È stato dimostrato ad esempio che nei topi un processo di apoptosi (che è il primo meccanismo di difesa cellulare per rimuovere le cellule danneggiate) mediante autofagia (ad es. il digiuno) è in grado di eliminare le cellule aneuploidi. Nella specie umana questo processo è promosso dalla proteina-4 morfogenetica (BMP4).

Questi meccanismi, insieme al fatto che i risultati ottenuti dalla la biopsia del trofoectoderma non possono essere rappresentativi di tutto l’embrione, contraddicono l’idea che tutti gli embrioni con aneuploidie debbano essere eliminati e costituiscono una forte critica all’utilità clinica della PGT-A.

Il Comitato Scientifico dell’HFEA, il massimo organo britannico di controllo ed indirizzo governativo sulla PMA, ha recentemente modificato il valore della PGT-A a “rosso”, significando in tal modo che non ci sono evidenze che sia una tecnica utile e sicura.

Il centro Biofertility  consapevole di tutte le problematiche connesse alla PGT-A ha deciso di non utilizzare questa tecnica  spiegando  bene ai suoi pazienti le ragioni di tale decisione che vengono sempre accolte con interesse e favore.

 

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