Ansia e stress influiscono sulla fertilità?

I risultati delle terapie nella sterilità possono dipendere da ansia e stress?

Molte coppie con problemi di  infertilità riescono a concepire in coincidenza con un periodo di vacanza. Viceversa, non poche coppie che si affidano alle tecniche della fecondazione assistita, anche quando tutto sembra andato nel migliore dei modi (embrioni di forma ideale,  utero nella norma, analisi perfette) falliscono.

C’è qualcosa che accomuna queste situazioni?

Una delle domande più frequenti fatte al medico specie in caso di infertilità inspiegata è:

“Dottore, lo stress che io e il mio compagno viviamo può influire sul fatto che la gravidanza non arriva? “.

Se da un lato la risposta non può essere definitiva, dall’altro  molti studi evidenziano come i vissuti emotivi che, se non affrontati adeguatamente possono cronicizzare dando vita ai sintomi di ansia, depressione e stress, possano influire negativamente sul concepimento.

Come  si è visto da decenni, alterazioni prolungate di stati emozionali provocano una riduzione enorme dell’FSH e dell’LH tali da impedire l’ovulazione. Altre volte condizioni di stress elevato agendo sulla produzione eccessiva di prolattina, portano allo stesso risultato negativo.

Molti medici  arrivano ad analizzare e soprattutto possono controllare  le cause dell’infertilità fino ad un certo punto. Ci sono meccanismi della riproduzione che non si conoscono ed altri che non possono essere indagati completamente con gli strumenti a disposizione della medicina.

Dall’esperienza clinica e dalle conoscenze scientifiche accumulate finora sembra pertanto naturale e ragionevole fare la seguente ipotesi.  Quando tutte le nostre funzioni sembrano normali, ci potrebbe essere qualcosa che non riusciamo a vedere e misurare, in grado di condizionare in modo sfavorevole il sistema riproduttivo.

Attualmente non siamo in grado di affermare con certezza cosa succede in condizioni prolungate di ansia o stress, sembra però ragionevole ipotizzare da un lato che ci siano influenze neurologiche legate a condizioni emotive cronicizzate, e dall’altro  tentare di riportare tutto l’organismo a quello stato di benessere psicofisico in grado di influire positivamente sul sistema della riproduzione.

A questo obiettivo si può tendere con una serie di azioni che sicuramente non sono nocive e consistono in adatte tecniche di rilassamento che potrebbero essere affiancate in molti casi alle terapie mediche normalmente messe in atto  dagli specialisti della riproduzione umana, comprese quelle di fecondazione assistita.

Prof. Claudio Manna

Dott. Fabio Specchiulli