• Le cause dell'infertilità maschile

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    Possono essere cause di infertilità maschile i traumi a livello dei testicoli oppure la loro mancata o parziale discesa dall'addome nella borsa scrotale (criptorchidismo). Cause sono anche certi fattori tossici presenti nell'ambiente come prodotti di processi lavorativi oppure alcune sostanze farmacologiche (come quelle usate per la cura dei tumori).

    Una causa immunologica di infertilità è rappresentata dalla produzione da parte dell’organismo maschile di anticorpi contro i suoi stessi spermatozoi (autoanticorpi). In seguito a ciò essi si “incollano” tra loro non riuscendo così ad avere un corretto movimento progressivo.

    Alcune cause anche gravi di infertilità maschile possono essere genetiche, come l’azospermia per l'assenza sin dalla nascita del condotto deferente (agenesia).

    Infine, molto spesso non si ritrovano più le cause di situazioni patologiche del liquido seminale; questo può accadere perché la causa ha agito per un certo periodo di tempo (infezioni) e poi è scomparsa.

L'impianto dell'embrione

L’impianto dell’embrione nella parete dell’endometrio è un evento molto particolare e importante per la riuscita dell'attecchimento. Il meccanismo è determinato dalla comunicazione tra le cellule dell’embrione che deve impiantarsi e quelle dell’endometrio che devono accoglierlo
 

L’impianto dell’embrione nella parete dell’endometrio è un evento molto particolare e importante per la riuscita dell'attecchimento. Il meccanismo è determinato dalla comunicazione tra le cellule dell’embrione che deve impiantarsi e quelle dell’endometrioche devono accoglierlo.

La fecondazione avviene a livello delle ampolle tubariche e l’embrione in divisione si muove attraverso le tube per scendere verso l’utero. Quando giunge nell'utero l'embrione ha raggiunto lo stadio di blastocisti e rimane “a galleggiare” per 2 giorni, nutrito da sostanze prodotte dalle ghiandole endometriali, sino a quando non si poggia sulla parete uterina. L’impianto vero e proprio consiste quindi in un primo contatto (apposizione) tra la parete della blastocisti e lo strato esterno dell'endometrio che riveste internamente la cavità uterina, epitelio endometriale, ricco di vasi sanguigni pronti a nutrire l'embrione, che a questo punto ha esaurito l'autonomia delle sue risorse interne per sopravvivere. La blastocisti si inserisce così in una cripta, in corrispondenza della porzione di zona pellucida lisata. Inizia così il processo di annidamento, in cui il trofoblasto (le cellule della blastocisti) “sguscia” fuori dalla zona pellucida.

E' fondamentale che l'endometrio si modifichi in risposta a segnali prodotti dall’embrione. Tuttavia, è anche importante che la blastocistizona pellucida che circonda e protegge l’embrione si apra e lasci scusciare fuori l'embrione. La funzione della zona è appunto quella di impedire gravidanze extra-uterine, racchiudendo l’embrione fino al suo arrivo nell’utero. Sia l'embrione che l'endometrio producono sostanze chimiche che "dialogano" tra loro, il successo di questa comunicazione produce l'impianto.

L'organismo materno, con un meccanismo complesso, riconosce e tollera l'embrione come proprio, nonostante esso sia per metà di origine paterna. Dopo l'annidamento inizia un aumento esponenziale delle divisioni cellulari dell'embrione che porta al differenziamento delle cellule in 2 diverse linee cellulari : il citotrofoblasto e il sincizio-trofoblasto esterno. Quest’ultimo è una massa di cellule “fuse” insieme, che invade i tessuti materni per permettere l’inserimento del trofoblasto nella parete muscolare uterina.

Il trofoblasto, subito dopo l'impianto comincia a produrre l' ormone b-HCG (gonadopropina corionica) che dosato nel sangue indica l'avvio di una gravidanza.

Inizia così la formazione della placenta e si crea la rete dei vasi sanguigni che permette la corretta nutrizione del feto fino al momento del parto.