La fecondazione

Il processo di fecondazione presuppone sia il viaggio degli spermatozoi all’interno delle vie genitali femminili che la fuoriuscita dell'ovocita dall'ovaio.Gli spermatozoi che abbandonano il testicolo non sono ancora in grado di fecondare l’ovocita; cominciano a diventarlo solo dopo il loro passaggio nell’epididimo, piccolo organo situato sopra il testicolo, dove acquisiscono il movimento e assorbono sostanze in grado di farli aderire all’ovocita
 
 
Il processo di fecondazione presuppone sia il viaggio degli spermatozoi all’interno delle vie genitali femminili che la fuoriuscita dell'ovocita dall'ovaio.

Gli spermatozoi che abbandonano il testicolo non sono ancora in grado di fecondare l’ovocita; cominciano a diventarlo solo dopo il loro passaggio nell’epididimo, piccolo organo situato sopra il testicolo, dove acquisiscono il movimento e assorbono sostanze in grado di farli aderire all’ovocita. Diventano, però, perfettamente in grado di fecondare solo permanendo nelle vie genitali femminili: questo processo fondamentale è chiamato “capacitazione”. Essa consente agli spermatozoi di svolgere anche la cosiddetta “reazione acrosomiale” quando entreranno in contatto con l’ovocita. L’acrosoma, infatti, è una specie di cappuccio che riveste la testa dello spermatozoo e contiene sostanze enzimatiche in grado di sciogliere determinate strutture che può incontrare nel suo percorso. L’acrosoma, infatti, quando tocca la “zona pellucida” dell’ovocita (una specie di guscio elastico esterno), rilascia gli enzimi che contiene e la scioglie in diversi punti. In questo modo uno spermatozoo può penetrare all’interno dell’ovocita iniziando il lungo processo della fecondazione propriamente detta.

Dall’altra parte delle vie genitali femminili cioè a partire dall’ovaio si verifica, invece, l’avanzata dell’ovocita. Esso prima dell’ovulazione si trova all’interno del follicolo più grande in via di accrescimento (follicolo dominante su tutti gli altri presenti nell’ovaio) e immerso nel liquido follicolare che costituisce la maggior parte del volume del follicolo stesso. L’ovocita nel frattempo sta maturando ed in particolare subisce il processo di “meiosi” con il quale il DNA dei suoi cromosomi lentamente si dimezza per preparare la sua fusione con il DNA dello spermatozoo dal quale dovrà essere fecondato. Infatti anche lo spermatozoo prima di aver abbandonato il testicolo ha subito la sua “meiosi”. In tal modo l’incontro dei due DNA dimezzati potrà ricostituire il normale patrimonio genetico della specie umana al termine del processo di fecondazione.

Quando il follicolo ha raggiunto circa 20 millimetri di diametro la sua parete (in seguito agli stimoli ormonali dell’LH), si apre in una zona e fuoriesce l’ovocita (grande meno di due decimi di millimetro) circondato da numerose cellule ad esso aderenti e da tutto il liquido follicolare. L’ovocita, ora maturo per la fecondazione, si sposta nella tuba e viaggia verso l’utero grazie all’attività contrattile della muscolatura tubarica ed al movimento delle microscopiche ciglia della superficie interna della tuba.

Normalmente gli spermatozoi, dopo essere passati dalla vagina all’utero, si trovano già nella tuba ad attendere l’ovocita da fecondare in quanto il rapporto sessuale è avvenuto prima dell’ovulazione ( da alcune ore a pochi giorni) . A metà circa della tuba gli spermatozoi cercano di penetrare l’ovocita che normalmente consente ad uno solo di essi l’ingresso. Infatti non appena tutto lo spermatozoo è penetrato all’interno si verifica una reazione di trasformazione della “zona pellucida” che diventa impermeabile agli altri spermatozoi.

Contemporaneamente si completa la “meiosi” dell’ovocita. Il suo nucleo e quello dello spermatozoo che ora si chiamano “pronuclei” diventano ben visibili . Essi, circondati ciascuno da una membrana, contengono i cromosomi rispettivamente maschili e femminili che dovranno fondersi al termine del processo di fecondazione. Lo stadio di “pronuclei”permane infatti almeno 12 ore . Ad un certo punto essi si avvicinano e si fondono perché le due membrane scompaiono. I cromosomi paterni e materni hanno così dato luogo ad una nuova entità ormai per sempre geneticamente unica ed inscindibile chiamata “zigote” o embrione unicellulare. La fusione dei due “pronuclei” si chiama “singamia” e con esso termina il lungo processo di fecondazione che è durato complessivamente circa 20 ore. A questo punto il DNA ha già cominciato a raddoppiarsi e l’embrione si mostra presto costituito da due cellule (blastomeri) circondati e mantenuti uniti dalla “zona pellucida” ancora presente. L’embrione mentre continua a moltiplicare le sue cellule si sposta verso l’utero lungo la tuba. Quando possiede tra le 4 e le 6 cellule forma già le sue prime proteine al punto che ad 8 cellule (3-4 giorni dopo l’ovulazione) produce anche piccolissime quantità di beta-HCG ,lo stesso ormone che è successivamente misurabile nel sangue della donna come indicatore dell’inizio di una gravidanza. L’embrione raggiunge la cavità uterina verso il 5° giorno dall’ovulazione: si chiama “blastocisti” perché ormai è costituita da numerosissime cellule che circondano una certa quantità di liquido in formazione . Questo è anche il momento in cui l’endometrio è pronto a mettersi in contatto fisico con l’embrione con il quale aveva già in precedenza scambiato particolari messaggi chimici. La “zona pellucida” , involucro esterno della blastocisti comincia ad aprirsi in un punto ed alcune cellule che da lì fuoriescono possono aderire alla superficie dell’endometrio iniziando così il processo di impianto. Siamo ora all’8° giorno dopo l’ovulazione. Le cellule più esterne dell’embrione ( la futura placenta o “trofoblasto) producendo sostanze erosive provocano la sua progressiva e completa penetrazione nell’endometrio. In questa zona si formano capillari che costituiscono una rete vascolare necessaria alla nutrizione dell’embrione prima e del feto poi fino al momento del parto.