• L’isterosonosalpingografia (HSSG)

    L’isterosonosalpingografia (HSSG) rappresenta una metodica più recente per la valutazione della pervietà tubarica. Si tratta di una procedura ecografica, quindi priva di emissioni di raggi X, nella quale si può utilizzare la semplice soluzione salina sterile come contrasto per la valutazione delle tube.Questa metodica, avendo dimostrato una buona attendibilità e una buona concordanza con isterosalpingografia, laparoscopia e isteroscopia, viene sempre più utilizzata.

    Si tratta infatti di una metodica meno invasiva e, generalmente, meno fastidiosa dell’isterosalpingografia. Inoltre,
    l’assenza di emissione di raggi X consente il tentativo di concepimento anche immediatamente dopo l’esecuzione della stessa. Alcuni lavori in letteratura, addirittura, descrivono un incremento del tasso di gravidanza spontanea nei mesi successivi all’esecuzione dell’HSSG, probabilmente per un effetto benefico di “lavaggio” della tube stesse. L’esame, inoltre, fornisce informazioni sulla cavità uterina e sulla morfologia delle ovaie (non valutabile mediante ISG). L’assenza del mezzo di contrasto iodato rende questa metodica meno rischiosa dell’ISG, in quanto non c’è il rischio di incorrere in reazioni allergiche. Un ulteriore vantaggio della metodica è rappresentato, inoltre, dall’essere meno fastidiosa dell’ISG. Il principale limite dell’HSSG è rappresentato dall’essere molto “operatore dipendente”; si tratta infatti di un esame dinamico, che va quindi interpretato durante l’esecuzione dello stesso e che va pertanto eseguito da operatori molto esperti nella metodica. La nostra esperienza in proposito è molto ampia, pertanto eseguiamo questo esame come prima scelta per verificare la pervietà tubarica.

     

     

Diminuire ansia e stress per il successo nella Fecondazione Assistita. Cosa facciamo

CONTRO I FALLIMENTI DEI CICLI DI FECONDAZIONE ASSISTITA

Nel percorso di Fecondazione Assistita, può accadere di affrontare il fallimento del tentativo di FIVET, ICSI o IUI. Nella mia esperienza sui percorsi di fecondazione assistita, mi trovo spesso a lavorare con tante coppie che mi domandano come poter attenuare l’ansia e la paura quando il tentativo fallisce. I medici stessi, con i quali collaboro, cercano di capire quali possono essere i fattori che dal punto di vista psicologico influiscono nella buona riuscita del trattamento e come aiutare le coppie ad affrontare il fallimento nel migliore dei modi.

Allo stato attuale non è possibile avere prova scientifica certa che dimostri l’effetto dello stress e dell’atteggiamento emotivo sulla buona riuscita dell’intervento di FIVET,ICSI o IUI. Tuttavia il sospetto che questo collegamento ci sia è molto forte anche da parte dei medici e dei ricercatori. L’incertezza sulle cause del fallimento può generare stress, paura ed insicurezza nella donna tutte emozioni seguite da una sensazione di perdita di controllo del proprio corpo e di se stessa.

Allora il corpo si può irrigidire perchè cerca di difendersi dal pericolo. Questo a sua volta può determinare un blocco della muscolatura proprio nel basso ventre che non sembra essere positivo per il successo del trattamento. Quando il tentativo fallisce, la reazione più comune delle coppie sembrerebbe essere la fuga (“per il momento non ne voglio più sapere”), sperimentando grandi difficoltà ad affidarsi agli esperti per un nuovo tentativo. Sembrerebbe che per affrontare al meglio il fallimento del tentativo di Fecondazione sia necessario migliorare il proprio atteggiamento emotivo allo scopo di ridurre l’ansia e lo stress legati alla ricerca del successo.

Ho visto molte donne che affrontano il Pick-Up con atteggiamento troppo positivo, sicure al 100% della riuscita, ma poi al momento delle beta il risultato negativo generava ovviamente una forte delusione. Conseguenza di questa grande delusione diventava una sfiducia totale, con la tentazione di abbandonare il percorso, rinunciando al desiderio di maternità. In pratica più è alta l’aspettativa maggiore diventa la delusione. In questo modo, il rischio è di innescare meccanismi psicofisici per i quali il corpo si pone sulla difensiva rendendo difficile il successo terapeutico.

Pertanto affrontare il percorso di Fecondazione Assistita con il giusto atteggiamento può essere determinante per il successo del tentativo. Alla luce di quanto osservato fino ad ora, sembra che un atteggiamento troppo positivo, carico di aspettative, o troppo negativo orientato al fallimento, influisca in modo negativo interferendo proprio sulla buona riuscita del trattamento. Allora, GUARDATE voi stessi…

Vi sarà in proposito capitato di incontrare delle coppie che dopo aver fatto diversi tentativi non andati a buon fine e aver deciso di prendersi una pausa, proprio quando meno se lo aspettavano sono riuscite ad avere un bambino naturalmente (a me è capitato spesso). Possiamo definire questo atteggiamento “fatalista” cioè interessato quanto basta : si smette di tentare mantenendo uno spazio di fiducia aperto nel cuore. Questo sembra essere l’atteggiamento emotivo giusto per aumentare al massimo i risultati. Ovviamente questo non basta ma, attraverso un lavoro sul proprio atteggiamento si può affrontare con maggiore serenità il percorso di Fecondazione Assistita affidandosi meglio all’equipe che farà la sua parte per il successo del trattamento.

Attraverso queste quattro strategie che insegniamo ai nostri pazienti potete iniziare ad allenare il vostro atteggiamento positivo. Lo scopo finale è di far funzionare bene i vostri meccanismi riproduttivi senza le interferenze di emozioni negative. IL CORPO SA COME DEVE FUNZIONARE PERCHE’ E’ LA NATURA CHE GLIELO FA FARE AUTOMATICAMENTE

1. “Abbandonarsi alla paura. Tutto ciò a cui resistiamo persisterà dentro di noi più grande di prima.” Accade che il solo fatto di chiedere aiuto ad un centro di fertilità delegando ad un esperto, può innescare un meccanismo di rilassamento per una gravidanza anche naturale.
2. “Persisti e resiti, potresti essere più fortunato, oppure più preparato: Dopo il primo fallimento le coppie, le donne in particolare, riferivano di sentirsi meno spaventate, più capaci di accettare in modo realistico un eventuale fallimento. Accettare di vivere il peggio può sembrare un atteggiamento fatalista, ma può essere la chiave giusta per migliorare il risultato.
3. “Distrarsi dai pensieri disturbanti focalizzando l’attenzione su qualcos’altro”: il pensare a qualche cos’altro può aiutare perché è meglio non lasciare la mente libera di viaggiare troppo. Potreste concentrarvi su qualcosa di preciso : un brano musicale, un programma televisivo, un compito specifico.
4. “Posticipare il pensiero sul problema”: capita spesso che se pensiamo di sopprimere il pensiero negativo, quello torna ad abitare la mente con più invadenza di prima. Scegliete un momento preciso della giornata in cui decidete di pensare al problema. Questo può aiutarvi ad alleggerire la vostra mente per il resto del tempo.

Per attuare queste regolette pratiche c’è bisogno di un po’ di allenamento e a volte di una guida esperta: in fondo si tratta del tuo benessere. Anche la corretta respirazione e l’eventuale introduzione di particolari massaggi possono aiutare il raggiungimento di questo benessere.

Se sei interessata ad approfondire questi argomenti e vuoi continuare ad allenarti da sola sul benessere psicologico puoi seguirmi qui.
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