Nuove tecnologie contro l’infertilità: Valutazione dello Stress Ossidativo e Lipidomica.

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La concentrazione di radicali liberi presenti nell’organismo può aumentare fino a determinare uno stato patologico, chiamato “stress ossidativo”.

Un aumento dei radicali può avvenire per due fattori o (1) per un aumento della produzione delle specie reattive causato da fattori ambientali, stati fisiologici, stile di vita errato e malattie, o per (2) una riduzione delle difese antiossidanti determinato da diete monotone, celiachia, fattori genetici ecc ecc.

Rischio Preconcezionale Alimentare e Dieta per correggerlo

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Rischio Preconcezionale Alimentare

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) fornisce le FBDG (Linee guida dietetiche su base alimentare), che sono semplici indicazioni sul mangiare in modo sano, indirizzate al grande pubblico. Seppure delineate in modo diverso nei vari Stati, i principi su cui si basano le FBDG sono gli stessi in tutta Europa. Le FBDG italiane possono essere riassunte in questi semplici enunciati:

Nutrizione e dieta per l'Infertilità

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In linea generale un’alimentazione corretta, in grado di favorire il benessere dell’organismo e l’efficienza riproduttiva delle donne in età fertile dovrebbe essere ricca in frutta, verdura e cereali integrali, riducendo al minimo zuccheri raffinati, grassi saturi e proteine di origine animale.

In una donna che ricerchi una gravidanza, oltre al peso corporeo, alcuni micro-nutrienti assumono un ruolo fondamentale nell’attenuare potenziali fattori di rischio per l’infertilità. La maggior parte di questi micro-nutrienti può essere assunta in quantità sufficienti dalla dieta. Gli antiossidanti hanno una speciale importanza, perché alcune sostanze ambientali alle quali siamo esposti ogni giorno (pesticidi, insetticidi, metalli pesanti etc.) ed elementi nutritivi, come gli elementi ricchi di grasso di origine animale, sono tossici per il sistema riproduttivo per il loro effetto ossidante, cioè per la formazione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Questi effetti possono venire arrestati con un’alimentazione ricca in antiossidanti come la Vitamina C, Vitamina E (conosciuta come la “vitamina della fertilità”, in quanto promuove l’ovulazione e favorisce l’impianto nell’utero), Vitamina A e il β-carotene, che è il precursore della Vitamina A. Per alcuni (in particolare per l’Acido Folico o Vit. B9) è invece necessaria un’ integrazione, data la difficoltà a reperirne quantità adeguate nei cibi comuni.

Buona parte del fabbisogno calorico (circa il 50%) dovrebbe provenire da carboidrati complessi (preferibili i cereali integrali), un ulteriore 30-40% da proteine prevalentemente di origine vegetale (legumi) o da pesce e crostacei e la restante quota da grassi non saturi (di origine vegetale o del pesce).

I carboidrati dovranno provenire soprattutto da verdure e cereali integrali, mentre gli zuccheri semplici devono essere banditi. È stato dimostrato che una dieta ricca di carboidrati ed in particolare di quelli semplici o raffinati, è associata a infertilità, in quanto aumenta quasi del doppio le probabilità di incorrere in cicli anovulatori. Un’alimentazione sbilanciata verso i carboidrati infatti determina una scorretta risposta insulinica nell’organismo, la quale si ripercuote negativamente sulla funzione ovarica.

I cereali, soprattutto quelli integrali, oltre che un importante apporto energetico, forniscono vitamine (Vitamine del gruppo B, E, K) e minerali (Ferro, Fosforo, Manganese, Magnesio, Rame, Selenio, Zinco). Anche la frutta contiene vitamine (A, C, K) e minerali (Manganese, Potassio), oltre a zuccheri importanti per la fertilità (in particolare l’inositolo che promuove una corretta ovulazione e quindi regolarizza il ciclo mestruale).

Per quanto riguarda i grassi, questi dovranno essere soprattutto insaturi e provenire da fonte vegetale o da pesce. È stato calcolato che consumare anche solo 4 grammi di grassi saturi al giorno mette a rischio la fertilità. Per ogni aumento del 2% di grassi saturi nella dieta di una donna, la sua fertilità diminuisce di oltre il 70%. Al contrario, i grassi mono e poli insaturi, come quelli che si trovano rispettivamente nell’olio di oliva, nel pesce e nell’olio di lino, sono notevolmente utili. Un caso particolare è da registrarsi per il consumo di latticini cosiddetti a basso contenuto lipidico (dietetici): questo è da considerarsi negativo per la salute riproduttiva. Tutti i prodotti di origine casearia devono essere consumati con moderazione, però tra questi, è preferibile utilizzare quelli “interi”, cioè non “scremati”.

Rispetto ad una dieta onnivora, che includa carni animali, una dieta latto-ovo-vegetariana ben bilanciata dal punto di vista calorico è più efficace nel garantire uno stato di fertilità e nel ridurre il numero di cicli anovulatori (4,6% dieta latto-ovo-vegetariana contro 15,1% dieta onnivora). Tuttavia questi vantaggi vengono a mancare qualora la dieta vegetariana sia ipocalorica; l’utilizzo di una dieta vegetariana stretta, con limitazione calorica ed esclusione di tutti gli alimenti di provenienza animale parrebbe infatti essere in grado di diminuire i livelli di estradiolo e progesterone nella fase luteinica, con diminuzione della funzione riproduttiva.

Come è chiaro dunque, l’influenza della dieta sulla fertilità è ormai ben definita dal punto di vista scientifico. Esistono studi clinici e rilievi di tipo epidemiologico che dimostrano come una dieta con le caratteristiche qui descritte, definita in letteratura “dieta della fertilità” sia in grado di ridurre ad un terzo il rischio di infertilità nelle donne che la seguono correttamente, rispetto a donne che si alimentino invece con grandi proporzioni di carboidrati ad elevato indice glicemico, grassi saturi e proteine animali.

Dr. Giovanni Pizzi - Biologo

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