Sifilide: gli antigeni VDRL e TPHA

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La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale causata da un batterio Gram negativo detto Treponema pallidum.

Il Treponema pallidum penetra attraverso le mucose o la cute e si diffonde rapidamente in tutto l’organismo; nel punto di contagio si crea, mediamente dopo 2 – 3 settimane, un’ulcera (sifiloma) dura e non dolente con reazione linfonodale che regredisce spontaneamente dopo circa due mesi. E’ proprio l’ulcera il principale elemento di contagio in quanto le sue secrezioni contengono il batterio in grandi quantità. Questa fase è detta sifilide primaria.


Successivamente, dopo alcuni mesi, assistiamo alla così detta sifilide secondaria caratterizzata da febbre, astenia, ingrossamento dei linfonodi ed eruzioni cutanee.
A questa fase succede un periodo anche molto lungo di latenza apparente della malattia che può evolvere nella sifilide terziaria in cui vi sono gravi manifestazioni a carico delle arterie e del sistema nervoso centrale. Non necessariamente si ha la comparsa della sifilide terziaria forse anche a causa di terapie antibiotiche assunte per altre malattie.
E’ da ricordare infine la sifilide congenita dovuta a contagio materno-fetale.

La diagnosi sierologia della sifilide si basa su due tipologie diverse di test: i test di screening di base che utilizzano antigeni non treponemici (VDRL) e quelli di conferma che utilizzano antigeni treponemici (TPHA).

VDRL è l’acronimo di  Venereal Disease Reference Laboratory ed è un test estremamente semplice che evidenzia una reazione di flocculazione tra il siero del paziente e dei particolari tipi di lipidi denominati cardiolipine.
La positività compare dopo circa 40 giorni dall’infezione e rimane presente per anni nel soggetto non trattato mentre in caso di terapia tende a ridursi sino a scomparire; di conseguenza la concentrazione degli anticorpi viene utilizzato per monitorare l’andamento della malattia.
La VDRL è un test di esecuzione molto semplice, rapido, poco costoso molto sensibile ma ha il grande limite di una bassa specificità presentando numerosi falsi positivi. Si può avere un falso positivo della VDRL in caso di molte malattie infettive tra cui epatite virale, malaria, tifo, tubercolosi, morbillo e polmonite virale ma anche in molte malattie autoimmuni in cui sono presenti anticorpi anticardiolipine; sono infine descritte false positività anche in soggetti sani soprattutto se in gravidanza.
Pertanto la VDRL rappresenta un test di screening e di follow up che deve essere assolutamente confermato con test treponemici ossia con test che utilizzino antigeni del Treponema pallidum come il TPHA.
 Il TPHA (Treponema Pallidum Hemagglutination Assay) è un metodo di agglutinazione che utilizza globuli rossi di montone su cui sono adese strutture antigeniche del Treponema pallidum, si tratta di un test con sensibilità pari alla VDRL ma con maggiore specificità; purtoppo anche con questo metodo si possono presentare falsi positivi in caso di mononucleosi, patologie autoimmuni  ed epatopatie.
Il TPHA compare dopo circa 5 settimane dal contagio, quindi lievemente più tardi rispetto alla VDRL e all’FTA-ABS  e rimane per sempre positivo sia nei soggetti trattati che in quelli non trattati.